Come TV e Web insegnano la maleducazione ai nostri figli

Volgarità e arroganza forgiano nuovi e discutibili personaggi televisivi e anche i loro fan, modificando abitudini e modus vivendi degli spettatori, ipnotizzati e storditi da programmi di bassa levatura che sfornano personaggi grotteschi, pagati per apparire in alcuni salotti televisivi che hanno fatto fortuna proprio con il gossip da quattro soldi. Un calderone di sguaiataggine e rozzezza che a una come me, nata negli anni ’70 e cresciuta con la TV dei ragazzi, sta decisamente stretto.

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Le foibe e la livella degli olocausti

Come si può davanti a questi orrori – compiuti nel nome di un’ideologia o per far prevalere un’appartenenza etnica o per imporre la supremazia di una religione – giustificarne un Olocausto rispetto ad un altro e misurarne la gravità di questi mediante il computo numerico dei morti? Ma il perdono ed il giudizio spettano solo ai discendenti delle vittime. Per noi che siamo estranei vale solo una morale: non ci sarà mai pace fra i vivi se tutti e morti non saranno uniti del ricordo!

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Quando la televisione era la nostra maestra

In una TV  ridondante e sempre più carente di eleganza e buon gusto,  ci torna in mente con nostalgia la televisione degli anni ’70 e in particolare la nostra TV dei ragazzi. Era uno straordinario spazio pomeridiano rimasto scolpito nella mente di milioni di ragazzini che l’hanno seguito fino alla riforma del 1975 e all’arrivo dei cartoni animati giapponesi.
Il motto della TV dei ragazzi era “Educare divertendo”. E la Televisione di allora insegnava intrattenendo.

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