L’associazione marchigiana, nata nel 2009 con l’abruzzese Nicola Di Simone presidente, ha sostenuto la costruzione di case e una scuola di formazione per i giovani Batwa. I suoi progetti arrivano anche in Kenya e nella Repubblica Democratica del Congo.
Urukundo significa «amore» in kirundi. Prima di diventare il nome di un’associazione, fu la storia di un legame nato da un viaggio. Negli anni Ottanta due volontari italiani, Elio ed Elisabetta, partirono per il Burundi con il figlio Federico, che allora aveva tre anni. A Gitega incontrarono il sacerdote burundese Herman Harakandi e cominciarono a collaborare con lui e con la diocesi.
Il rientro in Italia non chiuse quella storia. Negli anni successivi, nuovi viaggi e scambi coinvolsero le comunità marchigiane e tennero vivo il rapporto con Gitega. Quel legame prese il nome di Urukundo il 9 gennaio 2009, quando a San Costanzo fu costituita l’associazione. A presiederla fin dall’inizio fu Nicola Di Simone, imprenditore abruzzese residente a Sulmona.

La scuola accanto al collegio
Alla periferia di Gitega, il lavoro di Urukundo si vede nei laboratori di una scuola. Accanto al collegio fondato da padre Herman per accogliere ragazzi Batwa è sorta la Scuola dei Mestieri. L’associazione e la congregazione locale degli Apostoli del Buon Pastore e della Regina del Cenacolo hanno collaborato per attrezzare i laboratori di falegnameria, meccanica, maglieria e cucito. Tra il 2009 e il 2010 i volontari si misero alla ricerca dei macchinari e organizzarono la spedizione di due container.
Il collegio è anche il punto di riferimento del programma di sostegno a distanza. Per chi voleva continuare a studiare, Urukundo ha avviato un progetto universitario promosso da Di Simone. L’iniziativa ha consentito a tre studenti Batwa del collegio di iscriversi all’università. A Gitega hanno così preso forma due percorsi dopo la scuola, uno verso la formazione professionale e l’altro verso gli studi universitari.
Da Mubuga alle aule italiane

Nel settembre 2012, a Mubuga, l’incontro con un padre del villaggio spinse i volontari a occuparsi di un problema diverso. Da quella visita nacque il progetto Carte di identità, pensato per aiutare le famiglie Batwa a ottenere i documenti necessari per accedere più facilmente alla scuola e ai servizi sanitari.
Nello stesso periodo prese forma anche uno scambio di lettere tra gli studenti del collegio di Gitega e alcune classi delle Marche. Le prime a partecipare furono due classi della primaria di Sant’Orso, a Fano. L’anno successivo erano cinque. L’esperienza coinvolse anche la scuola primaria a indirizzo Montessori di Fratte Rosa. Per la durata del progetto, tra le aule italiane e burundesi viaggiarono lettere in italiano e francese, fotografie e disegni.
Un pozzo in Congo, due case di accoglienza in Kenya

Nella Repubblica Democratica del Congo, il progetto nacque da un problema incontrato durante un viaggio nella zona di Isiro e Wamba. Un ospedale si riforniva d’acqua a circa tre chilometri di distanza. Al rientro in Italia, dopo la morte di Franco, uno dei partecipanti al viaggio, la moglie Silvana si attivò per raccogliere fondi, per realizzare quello che l’associazione chiama il Pozzo di Franco.
Nel Kenya settentrionale, Urukundo ha finanziato parte della Providence Home, una struttura aperta nel 2015 nella diocesi di Isiolo per accogliere giovani con disabilità. A Dirib Gombo, nella diocesi di Marsabit, l’associazione ha promosso una raccolta fondi per la Fatima Home. L’iniziativa, chiamata Rimettiamoli in cammino, aiuta la struttura a coprire le spese di viaggio, intervento chirurgico, farmaci e degenza dei bambini per i quali è indicata un’operazione. Nella diocesi di Isiolo, Urukundo ha inoltre attivato un programma di sostegno a distanza nella parrocchia di Ngaremara.

Urukundo Onlus Volontari per l’Africa: Kenya, Congo, Burundi