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De Gasperi e quel cappotto in prestito per incontrare Truman

Sono trascorsi settant’anni dalla scomparsa di Alcide De Gasperi, una distanza che non è soltanto storica, ma soprattutto una cesura con un’Italia sociale ed economica totalmente diversa da quella attuale.
L’Italia di allora era un paese che risorgeva dalla ceneri della Seconda guerra mondiale, e fu proprio De Gasperi, il “presidente della ricostruzione” ad avere un ruolo significativo in quella ripresa.

Durante gli otto anni in cui governò, dal 1945 al 1953, mediò le trattative di pace con le nazioni vittoriose, riuscendo a tenere saldate all’Italia la Valle d’Aosta e l’Alto Adige. Meno successo ebbe con l’Istria e nei trattati imposti dalla Jugoslavia di Tito. Fu lo statista che accompagnò il Paese nel passaggio cruciale da Monarchia a Repubblica. Il suo mandato, notevolmente influenzato dai rapporti che mantenne con gli Stati Uniti, ebbe un ruolo fondamentale in quegli anni. Proprio per rinsaldare questa amicizia, si recò oltreoceano nel gennaio del 1947. L’invito ad andare negli Stati Uniti non era arrivato dal governo americano, ma dal direttore della rivista Time, Henry Luce.

Quel viaggio era però soprattutto legato a una serie di accordi economici, prestiti, rimborsi, invio di navi cariche di grano e carbone, che avrebbero rafforzato la leadership italiana.

Si narra che lo statista, alla vigilia della partenza per incontrare il presidente Truman, non avesse un cappotto adatto all’occasione. Fu il segretario della Democrazia Cristiana, Attilio Piccioni, suo compagno di partito e uomo di fiducia a prestarglielo.

Il risultato del viaggio, che affrontò peraltro parecchi problemi tecnici in volo e uno scalo non previsto, fu un prestito di 100 milioni di dollari dalla Export-Import Bank, un assegno di cinquanta milioni di dollari come rimborso per la collaborazione offerta dall’Italia durante la fase finale della guerra, e una serie di aiuti materiali tra cui l’invio immediato di una serie di bastimenti carichi di grano e combustibile per aiutare la ripresa produttiva del Paese.

Come osserva Giannantonio Stella, “Vi sono stati momenti di grande dignità nella politica italiana”, una classe politica che anteponeva l’interesse dei cittadini al proprio. Un esempio straordinario ne fu il primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, che appena eletto arrivò da Napoli con la sua auto, senza scorta e non volle mai abitare al Quirinale, ma oggi le cose stanno diversamente e come qualcuno ha scritto, “Tutto si è concluso”.

di Federico Di Mattia

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